Syriza, dovrebbe rimescolare le carte, potrebbe dare una
spallata ai Premi Nobel di Bruxelles, che hanno allargato l’Unione Europea e hanno
reso grande la Germania, il sogno di Hitler si avvera.
Potrebbe farlo se ci fosse una coalizione con i partiti che
sono fortemente critici contro questa europa ossia il KKE, che ha avuto un
ottimo risultato portando il partito comunista ad un 6,07%prendendo 17
parlamentari, ma sceglie di allearsi con Nea Dimokratia) partito di estrema dx anch’esso
critico contro quest’Europa, ma filo moneta unica, che ha preso il 4,75% e 13
seggi (7 in meno alle precedenti elezioni).
Tsipras è il prodotto delle ricette elaborate dalla “Troika”
(Bce, Fondo Monetario Internazionale e Commissione di Bruxelles) per trattare i
problemi finanziari greci, e non solo quelli, purtroppo.
Una terapia che ha portato l’ammalato con un piede e mezzo
nella fossa, a colpi di “austerity”.
Molti economisti e politicanti utili alla causa hanno sostenuto
le politiche di Austerity, hanno spremuto i contribuenti come il tubetto di un
dentifricio, hanno tassato anche l’aria che si respira, si sono sforzati di tagliare
servizi utili (per la collettività) tenendo invece in piedi scassatissimi
carrozzoni “indispensabili” (per loro), hanno stretto i cordoni della borsa
asfissiando imprese e cittadini e, alla fine, si sono accorti, guarda tu, di
avere sbagliato tutto. Lo ha candidamente confessato lo stesso Fondo Monetario,
un anno e mezzo fa, in un documento che doveva rimanere riservato e che è
invece stato pubblicato dal Wall Street Journal.
Nel tardivo “mea culpa” si scrive quello che già molti
sapevano, e cioè che gli oltre 300 miliardi di dollari di aiuti stanziati, in
più tranche, per la Grecia, sono finiti in gran parte, dritti sparati, nelle
banche dei soliti noti (francesi, tedeschi e compagnia bella) che vantavano
titoli e crediti altrimenti inesigibili. E mentre da una parte le banche incassava
milioni di euro, dall’altra i governi attraverso privatizzazioni scellerate
imposte dalla Troika, svendevano i patrimoni artistici e paesaggistici. Insomma
rubavano le ricchezze di quel popolo.
Ai cittadini ellenici non è rimasto altro da fare che
stringere ancora le cinghie, prima di perdere pure quelle e finire coi
pantaloni abbassati.
Insomma, abbiamo
aiutato giocatori di poker e biscazzieri in doppio petto, mentre chi già stava
male ha continuato a stare peggio.
E oggi c’è pure qualche faccia tosta che si stupisce di
Tsipras e della sua contagiosa “eurofobia”.
Un soggetto
sovranazionale nato e cresciuto su di una idea di controllo dei potenti sui
popoli, un idea da sempre di cultura massone, e camuffata solo in seguito da
sembrare patria comune, con un’operazione forzata e allegrotta di cui ora si
vedono buchi e magagne.
Quindi il leader “maximo” (ironico naturalmente), ritiene
che non è l’Unione come idea ispiratrice, insomma, a essere messa in
discussione, ma il suo modo dilettantesco di realizzarla.
E la Grecia, pur contando poco in termini numerici, conta
invece moltissimo come modello di una crisi che potrebbe diventare
irreversibile.
Tsipras, raschiando
il fondo della casseruola elettorale, ha detto che il suo Paese dirà basta
all’austerity.
In realtà tsipras sceglie di allearsi con Nuova Democrazia e
SYRIZA perché entrambe sono a favore della permanenza del Paese sotto le catene
della NATO e dell'Unione europea.
Se vuole fare qualcosa per il suo popolo dovrebbe dargli
voce con un referendum sull’euro.
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